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Visualizzazione dei post da maggio, 2014

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materiali  "C’è una storia, tramandata dalla mistica ebraica dei chassidìm, che è un buon esempio della sua etica della povertà e della sua fede nell’inizio. La cito come me la ricordo, l’ho letta molti anni fa. C’era una volta una generazione di chassidìm che, quando dovevano assolvere un compito difficile, o prendere una decisione importante, andavano in un luogo nei boschi, accendevano il fuoco e dicevano delle preghiere, assorti nella meditazione. Un chassidìm della generazione successiva, di fronte alle stesse incombenze, andava nello stesso posto nel bosco e diceva: “Non possiamo più accendere il fuoco, ma possiamo dire le preghiere”, e questo era sufficiente. Ancora una generazione dopo, un altro chassidìm che doveva assolvere lo stesso compito, andava nel posto e diceva: “Non possiamo più accendere il fuoco, e non conosciamo più le segrete preghiere, ma conosciamo il luogo dove tutto questo accadeva”, e infatti bastava. Finché, in un’altra successiva generazio

Verso un convegno. Si accettano proposte di titolo

Giusto l'assunto di Nerina Garofalo (sintetizzo: non si diventa scrittori o giornalisti lì dentro, anche qualora  lo Spirito Santo si manifestasse al 40,81 %; ma scrittura e telematica possono "abilitare una risorsa interna, la narrazione, e scoprirne le forme che assume dentro e fuori di noi"), la proposta è di chiamare a raccolta - in un tranquillo sabato italiano - tutti i nostri amici cusentini (anche d'adozione) a testimoniare scritture, teorie e prassi anticreative. Cooptando il recidivo giornalista/autore di mignottocrazia, Tonino Napoli (già patron di "Pantagruel", oggi - con Silvana e Cadore - animatore di "Siamo Fritti") e Eugenio Muzzillo di Timpamara, della premiata ditta Terre del . Si accettano titoligufo. In un corale elogio del rigore e delle regole. Affanculo la comunicazione e la creatività, le cui ipostasi ci hanno consegnato l'attuale gastrotelevisione e un interminabile e indigesto banchetto berlusconiano. "Spezzar

Una esperienza di laboratorio per il dialogo con il laboratorio che è qui

Nel ragionare accanto a voi (mentre si sviluppa una rete fitta di contributi e suggestioni) il desiderio di dialogare, che nasceva all’invito a riflettere intorno al poetese e alle poetesse, si è concentrato (nell’ora dell’ascolto) sul bisogno di riflettere e portare a condivisione una storia. La storia è quella di un laboratorio “antiletterario” che ha avuto vita qui a Roma per 4 anni, dal 2008 al 2011. Il laboratorio di scrittura biografica e sviluppo della creatività che ho proposto e facilitato nello spazio allora molto vitale della sede romana di Via Attilio Ambrosini del CEIS era nato intorno all’idea di applicare a un gruppo eterogeneo (per età, condizione sociale, rapporto con la narrazione ed esperienza formativa preesistente) quello stesso schema di intervento che da anni andavo utilizzando nelle organizzazioni. Lo schema, che partiva dall’attenzione al dato biografico o autobiografico di persone e gruppi in condizione di lavoro o di convivenza sociale, contenev

Stranamente proustiano

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Sergio Milano, Little prince (on Behance)

Proust, la gelosia e lo «strumento ottico»

di Daniele Garritano 1. La scena della gelosia La gelosia è il nome del sentimento più condiviso fra gli innamorati che popolano il mondo romanzesco della Recherche . A partire dalle primissime pagine, con la scena iniziale in cui il bambino insonne invoca il ritorno della presenza materna di fianco al suo letto, la gelosia si mostra come un ingranaggio narrativo essenziale per l’opera di Marcel Proust. Proverò subito a darne una definizione. Si tratta, in termini generali, di una sofferenza causata da una stato di separazione fra il soggetto amoroso e l’essere amato. Il bambino che non riesce ad addormentarsi se privato della «presenza reale» della madre rappresenta il nucleo generativo di questa passione contagiosa. Se rileggiamo le pagine del dramma della buonanotte potremmo trovare qualcosa di assai prossimo a ciò che Freud ha definito con il termine ‘ Urszene ’: la scena originaria, primaria o primitiva, del desiderio proustiano, l’avvenimento (reale o forse immag

Intertestualità e intrasoggettività. Luci della distanza

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(Edmond Jabès e Ferdinando Pessoa) Dio non ha unità, come potrei averla io? La poesia di Jabès della distanza è l'apoteosi. Per più motivi. Per più ingredienti. L'erranza, i rabbini, i1 libro, il deserto, il vento. Nella sua scrittura - come nella psicanalisi più riuscita - è riconoscibile “la sola testimonianza di che cosa sia cercare, nella prossimità, la traccia di se stessi, cercare, nella prossimità, la più grande distanza” (Ettore Perrella, Il tempo etico , p.16). “Una pagina bianca è un formicolio di passi sul punto di ritrovare le loro orme...Dov'e il cammino? Un cammino è sempre da trovare. Un foglio bianco è pieno di cammini...La distanza è luce, 1o spazio di tempo in cui tu penserai che non ci sono frontiere. Così, noi siamo la distanza. (...) Ciò che chiami “distanza” non è che il tempo di una inspirazione, di una espirazione. Tutto l'ossigeno indispensabile all'uomo è nei suoi polmoni. Vuoto è lo spazio della vita.

breve storia della scrittura creativa

La scrittura creativa ha radici americane. Troviamo le sue origini e le motivazioni educative nel lavoro di un grande pedagogista, John Dewey . All’inizio del XX secolo Dewey sviluppa il suo concetto di “scuola attiva”, ponendo al centro dell’attenzione degli educatori due termini importanti: progressivo e creativo, poiché l'educazione è un processo continuo che dura tutta la vita, è in costante mutamento e nella quale l'esperienza pratica ha un valore determinante. Partendo da queste basi in America, all'interno delle università, nei primi decenni del Novecento (1915), partono i primi corsi di scrittura narrativa che, non molto tempo dopo, diventano corsi di scrittura creativa, come materie autonome. Nel 1936 nasce l’Iowa Writing Workshop, il master più prestigioso, dove hanno studiato e/o insegnato John Cheever , Kurt Vonnegut , Philip Roth , Tom Coraghessan Boyle , Robert Lowell , Michael Cunningham , Trenton Lee Stewart .

Una stella di merda

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di Marisa Righetti Era una magnifica giornata di merda, di una primavera già avanzata nella merda. Era nata per un parto podalico, su due piedi di merda, venuta finalmente alla merda, nera unta e appiccicosa di merda. Le fu dato un nome di merda e, come ogni piccola merda fu attaccata a due poppe piene di merda, che ciucciò, finché qualcuno le disse, basta, merda.

Abacadacaladaciaccia

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introduzione alla ludolinguistica anagrammi, lipogrammi, palindromi, etc.

Conversazione con Rovella

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Paolo Albani Amleto de Silva

L'ambiguità dell'acqua

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di Ercole Giap Parini Lisbona, 8 marzo 2014 Le parole, soprattutto in certi momenti, mostrano la loro pesante inconsistenza. Non si tratta di insufficienza. Le parole sono scarpe grosse che troppo grossolanamente chiudono i piedi e ne trascurano la forma.

Messico e culo

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di Carla Monteforte 21 aprile 2014 alle ore 0.37 (Facebook) Un po' d'anni fa, di questi tempi, mi riempivo la valigia di caftani colorati e altre cianfrusaglie e me ne andavo, dritta dritta, sola sola, in Messico. Il viaggio me l'ero conquistato con una mossa astuta di quella volpe di mio padre: l'aveva vinto suo nipote e mentre stava per riciclarlo al fratello, visto che nessuno dei suoi soci poteva andare, lui si era infilato a gamba tesa. Pochi istanti dopo ero al check-in. E poco importa se la sveglia non aveva suonato ed il primo volo Lametia-Roma si era permesso a partire senza la sottoscritta che, per il secondo, dovette sganciare la bellezza di 350 (quasi quanto costa un charter per il Messico in bassa stagione): stavo per sorvolare l'Atlantico. Ad ogni modo, dopo una vita di fiera appartenenza alla setta dei vampiri, colta da improvvisa crisi mistica, mi ritrovai nella congrega dei lampadati. Di quel viaggio ricordo l'odore dell'abbro