(Edmond Jabès e Ferdinando Pessoa) Dio non ha unità, come potrei averla io? La poesia di Jabès della distanza è l'apoteosi. Per più motivi. Per più ingredienti. L'erranza, i rabbini, i1 libro, il deserto, il vento. Nella sua scrittura - come nella psicanalisi più riuscita - è riconoscibile “la sola testimonianza di che cosa sia cercare, nella prossimità, la traccia di se stessi, cercare, nella prossimità, la più grande distanza” (Ettore Perrella, Il tempo etico , p.16). “Una pagina bianca è un formicolio di passi sul punto di ritrovare le loro orme...Dov'e il cammino? Un cammino è sempre da trovare. Un foglio bianco è pieno di cammini...La distanza è luce, 1o spazio di tempo in cui tu penserai che non ci sono frontiere. Così, noi siamo la distanza. (...) Ciò che chiami “distanza” non è che il tempo di una inspirazione, di una espirazione. Tutto l'ossigeno indispensabile all'uomo è nei suoi polmoni. Vuoto è lo spazio della vita....
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